Ninarello Kudoku

«Costruire un rituale per vivere un’esperienza». Conversazione con Daniele Ninarello

 

Le conversazioni sono le sedici interviste agli autori che saranno a NID Platform e che pubblicheremo da luglio a settembre.
Intervista a cura di Lisa Cadamuro, NID Platform staff 

 

Il suo lavoro, Kudoku, unisce danza e musica dal vivo. Com’è nata la collaborazione con il compositore Dan Kinzelman?  

L’incontro con Dan Kinzelman è avvenuto grazie a Enrico Bettinello e da un’iniziativa di Novara Jazz. Enrico ha proposto a me e Dan di collaborare insieme, di conoscerci attraverso uno scambio di pratiche artistiche. Abbiamo così iniziato a cercare possibilità concrete per lavorare insieme, cosa che abbiamo potuto fare grazie al sostegno di CSC Centro per la Scena Contemporanea Bassano del Grappa, Fondazione Piemonte dal Vivo – Lavanderia a Vapore,  CAOS-Terni con il sostegno di indisciplinarte e Associazione Demetra, e grazie a Fabbrica Europa, che ha accolto Kudoku all’interno del progetto DAN+Z nella sua prima edizione.

 

L’improvvisazione è un elemento costitutivo di Kudoku e coinvolge tanto la musica quanto la danza. Come si svolge il processo creativo, prima e durante lo spettacolo?

Sia io che Dan lavoriamo spesso con l’improvvisazione e la composizione istantanea, ognuno nella propria disciplina. Siamo entrambi curiosi e mossi dal desiderio di scoprire l’elemento del rischio.
Per questa creazione abbiamo iniziato a lavorare via email: a volte solo con lunghi flussi di parole, altre volte condividendo riflessioni e intenzioni di ognuno, per incontrarci su un piano più spirituale. Siamo rimasti sorpresi dalle parole in comune e dalle molte coincidenze che si sono rivelate.
Questo passaggio è stato necessario per decidere insieme cosa portare nella ricerca. Ci siamo incontrati la prima volta a Bassano del Grappa per una residenza al Garage Nardini. Quasi subito ci siamo intesi, capiti, trovati, e abbiamo deciso di lavorare ogni giorno su pratiche fisiche e sonore che potessero vivere uno stesso processo energetico, una stessa intenzione. Quello che a noi interessava in quel momento era costruire un rituale in cui corpo sonoro e corpo fisico potessero sperimentare la persistenza, nel tentativo costante di aprire dei perimetri, di rinnovare lo sguardo e ripulire i sensi. Così da subito abbiamo capito che la sua musica, il suo percorso all’interno della pièce, avrebbe guidato e influenzato il mio, e che  la mia danza, il mio percorso, avrebbe guidato il suo. In ogni sua rappresentazione, Kudoku tenta di entrare in questa dimensione, di vivere realmente questa esperienza.

 

L’improvvisazione convive con la presenza di un dramaturg, che in questo caso è Carlotta Scioldo. Che ruolo ha e perché è importante?

Lavoro con la presenza di un dramaturg da qualche anno ormai e questa è la terza produzione in cui collaboro con Carlotta. Per me è fondamentale che il lavoro sia accompagnato e sostenuto da un dramaturg – nel caso di Still abbiamo lavorato con Enrico Pitozzi. La sua funzione è molto importante: informa e arricchisce il processo artistico fornendo diversi strumenti per la creazione; comprende la sua identità; sostiene la natura della creazione e il suo sviluppo; comprende quali sono i pesi all’interno del lavoro. Soprattutto è uno sguardo esterno globale e allo stesso tempo mirato ai dettagli.

 

Ha debuttato il mese scorso Still, il suo secondo lavoro con Dan Kinzelman. Lei è ancora l’autore ma non l’interprete e i danzatori sono diventati quattro. Che cosa può dire di questo secondo lavoro? È legato al primo? Se sì, in che modo?

Still è un lavoro appena nato, ma al quale sono già molto affezionato. Ha vinto il premio Prospettiva Danza e fa parte di un progetto più ampio che si chiama “STILL Body experience with digital brain” che ha vinto il bando ORA! Linguaggi contemporanei produzioni innovative della Compagnia di San Paolo.
La creazione è stata preceduta da un lungo processo di ricerca e nasce da una riflessione intorno all’opera di Alberto Giacometti. È la prima volta che non sono interprete di una mia creazione, e questo ha reso il processo creativo unico e profondo. Sicuramente questo lavoro è collegato al primo per la sua natura interna. Still, come Kudoku, ha una dimensione performativa ritualistica, caratterizzata e sostenuta dal rapporto tra gli interpreti e dalla presenza con cui ogni danzatore svolge la pratica che costituisce lo scheletro del lavoro stesso. In Kudoku il rapporto che c’è tra Dan e me  è di grande complicità ed empatia. In Still i tre danzatori (Marta Ciappina, Pablo Andres Tapia Layton e Alessio Scandale) condividono un’esperienza simile e il processo stesso è stato accompagnato dalla volontà di costruire una pièce in cui i tre danzatori potessero condividere insieme un rituale, un’esperienza parallela. Infatti la scrittura coreografica e drammaturgica è stata suggerita e sostenuta dalla dimensione energetica che i danzatori creavano nell’elaborare le pratiche compositive che interessano il lavoro. Fra di loro c’è un filo sempre teso estremamente fragile. La loro professionalità, bravura e la loro passione dimostrata nei confronti del lavoro è stata una costante fonte di ispirazione. Come in Kudoku, anche in Still i danzatori sono  chiamati a ricostruire e a vivere insieme ogni volta come per la prima volta, un’ascesa collettiva fin dal primo istante: in entrambi i lavori è forte l’elemento interno del rischio. Insieme al dramaturg Enrico Pitozzi si è lavorato molto per portare la pièce e i danzatori verso questa direzione.
Dan Kinzelman ha lavorato inizialmente con Emanuele Lomello, interaction deisgner che attraverso dei caschetti EEG e dei softwear specifici, ha ricavato dati e frequenze dai danzatori e dal loro sperimentare la pratica. Questi dati sono stati necessari per Dan e per la composizione musicale, perché come in Kudoku ma in maniera differente, il percorso musicale in Still orienta il percorso energetico dei danzatori.

 

Lei conduce un laboratorio permanente di ricerca e composizione, Il corpo intuitivo e tiene molti seminari sulla danza. A partire dalla sua esperienza, anche come insegnante, che consiglio darebbe a un giovane danzatore o coreografo?

Il Laboratorio permanente di ricerca e composizione Il Corpo Intuitivo nasce dal desiderio di condividere e sviluppare, insieme a chi lo desidera, pratiche di movimento e di composizione coreografica che nel tempo ho potuto sperimentare e verificare attraverso le varie creazioni. Mi appassiona stare in sala con i danzatori. Il Laboratorio è molto vario nelle sue proposte ed è costituito non solo da danzatori, ma anche attori, pittori, architetti. Per me il laboratorio è soprattutto una occasione di condivisione, un momento di scambio, uno spazio dedicato allo sviluppo del sé creativo. A un giovane danzatore o autore posso consigliare quello che consiglio a me stesso da sempre, di rimanere aperti e curiosi, determinati e appassionati. Credo sia importante portare avanti il proprio lavoro con molta onestà e libertà, fare luce sul presente buio e riconoscere il proprio valore ogni giorno.

 

Questa è la sua seconda partecipazione a NID Platform. Che cosa si aspetta dall’edizione 2017?

Credo che la NID sia una buona occasione per presentare il proprio lavoro a un certo numero di operatori importanti. Spero di avere l’occasione di incontrare molti operatori e spero che il mio lavoro possa incontrare loro.

 

Daniele Ninarello

Daniele Ninarello frequenta la Rotterdam Dance Academy e danza con coreografi internazionali (Bruno Listopad, Felix Ruckert, Virgilio Sieni, etc) . Dal 2007 presenta le sue creazioni nei festival nazionali ed internazionali. Nel 2010 le sue produzioni entrano nella rete Anticorpi XL e sono presentate all’estero grazie a Dance Roads supportato da Mosaico Danza. Nello stesso anno è invitato a partecipare al progetto Transforme sotto la direzione artistica di Myriam Gourfink della Fondazionen Rouyamont. Nel 2012 con Trois corp ottiene la menzione DNA Romaeuropa Festival. Nel 2013 è finalista al Premio Equilibrio Roma. Nel settembre 2012 collabora con la compagnia Eastman – Sidi Larbi Cherkaoui. La prima produzione firmata dalla compagnia Rock rose wow (2013) è sostenuta da MOVIN’UP e vince il bando Teatro del Tempo Presente.Nel 2014 è vincitore del premio produttivo Collaboracion con L.A.N.D. Where is my love. Danza a fianco di musicisti e compositori di fama internazionale tra cui Kai Gleusteen, Ezio Bosso, Francesco Romano. I suoi lavori sono stati sostenuti da festival e centri nazionali ed internazionali. Kudoku (2016) realizzato con il musicista Dan Kinzelman, debutta alla Biennale Danza di Venezia ed è selezionato per Aerowaves Twenty17. Still (debutto maggio 2017) vince il Premio Prospettiva Danza 2016 ed è parte del progetto STILL Body Experience With Digital Brain vincitore del Bando ORA! – Compagnia di San Paolo.