Silvia Gribaudi R. OSA

«Comicità e ironia per muovere pensieri e riflessioni attraverso il gesto della danza». Conversazione con Silvia Gribaudi

 

Le conversazioni sono le sedici interviste agli autori che saranno a NID Platform e che pubblicheremo da luglio a settembre.
Intervista a cura di Lisa Cadamuro, NID Platform staff 

 

Com’è nata la performance R. OSA?

R. OSA è una performance che è nata dalla passione per i corpi rotondi, per le forme curve del corpo, dalla curiosità di esplorare la loro dinamica.
Ho iniziato il lavoro nel 2009 creando A corpo libero (vincitore quell’anno del premio per la Giovane danza d’autore della Regione Veneto e selezionato nel 2010 ad Aerowaves, oltre che a numerosi altri festival nazionali ed internazionali), dove gioco con una partitura coreografica che fa vibrare le diverse parti grasse del corpo, creando con ironia una danza che sdrammatizza alcuni tabù fisici. Dal 2011 sviluppo laboratori e performance di comunità affrontando i temi delle trasformazioni fisiche nel processo d’invecchiamento.
In R. OSA volevo incoraggiare le persone a Osare, volevo sorprendere attraverso il virtuosismo fisico, mostrare la leggerezza che un corpo possiede oltre l’apparente pesantezza .
Nel 2015 ho avuto la fortuna di conoscere Claudia Marsicano al centro di produzione La Corte Ospitale, dove era venuta per partecipare a un mio laboratorio di danza nell’ambito di un progetto in collaborazione con la regista Roberta Torre. Claudia è un’attrice napoletana di venticinque anni che vive a Milano, dove ha frequentato la scuola di teatro Quelli di Grock. La sua flessibilità fisica mi ha colpita e l’anno dopo le ho proposto questo progetto.
Lavorando con lei ho scoperto i suoi numerosi talenti e ho cercato nei giochi di virtuosismo di creare una drammaturgia fatta di quadri gioiosi, atti a valorizzare ogni parte del suo corpo. Ho lavorato con lei sul “clown- verità”, su quella parte di piacere puro dello stare in scena atto a sviluppare partiture fisiche e vocali che sfondano la quarta parete e creano una comunicazione del gesto diretta, senza compromessi, in cui la tecnica è al servizio di un gesto naturale.
Ecco il vero virtuosismo: l’equilibrio tra essere animatore e poeta di una danza. A ogni replica di R. OSA avviene un dialogo intenso tra me e Claudia su quello che è stato il rapporto con il pubblico, che ogni sera è diverso. Dentro questo confronto sta la ricerca di R. OSA. Quanto possiamo “spingere” il gesto quando la gente ride? Quanto dobbiamo trattenerlo? Come portare il pubblico dentro il corpo facendolo sentire a proprio agio nell’impatto dei virtuosismi cui assiste?

 

In precedenza lei ha lavorato su identità e gender e sulla femminilità over 60. In che modo questa performance s’inserisce all’interno del suo filone poetico?

Nel mio lavoro metto in pratica la filosofia di vita che ho abbracciato dal 2001, che è il Buddismo di Nichiren Daishonin, e tento nelle performance di tradurre questi concetti in teatro, in danza, e di mettere al centro il valore della relazione umana, come insegna il mio maestro Daisaku Ikeda.
In ogni lavoro mi piace pormi queste domande:
oggi che impatto ha il corpo nella società?
Quali privilegi si hanno in base all’aspetto fisico?
Come si può stravolgere lo sguardo di chi si ha davanti per incoraggiarlo a vedere che le cose che crede impossibili possono diventare possibili?
Destrutturare i ruoli è una cosa che mi interessa molto ed è un elemento che caratterizza tutto il mio lavoro.
Anche R. OSA nasce da questo interrogarsi.

 

Si definirebbe un’autrice impegnata?

Domanda difficile! Mi piacerebbe essere vista come un’autrice che usa la comicità e l’ironia per muovere pensieri e riflessioni sull’umano attraverso il gesto della danza.

 

In che senso lo spettatore è uno dei protagonisti della performance e come ha reagito il pubblico finora?

Il pubblico reagisce sempre in maniera partecipativa ed entusiasta.
La vera partecipazione è, come accennavo prima, il continuo movimento creato attraverso la coreografia tra il pubblico e la perfomer. In questo spazio invisibile si trova la danza vera e propria di questo spettacolo, un’alternanza di sorrisi e pensieri, ma anche corpi in azione, che danno senso al lavoro di R. OSA .

 

Il suo lavoro è sostenuto dall’associazione culturale Zebra, che lei ha fondato nel 2011 insieme a Chiara Frigo e Giuliana Urciuoli. In che modo questa esperienza progettuale influisce sul suo lavoro creativo? 

Abbiamo scelto il nome Zebra perché le zebre, pur sembrando simili nel loro manto striato, hanno ognuna un proprio disegno definito .
La nostra unità si fonda sul valore della diversità, che difendiamo in una struttura che si apre anche ad altri artisti come Anna Piratti (artista visiva) e il giovane danzatore coreografo Siro Guglielmi e che ha il progetto di sostenere le diverse produzioni attraverso un dialogo attivo di confronto artistico.
Tutto questo mi rappresenta nella necessità di costruire strutture artistiche che diano libertà espressiva alla diversità che ogni artista porta con sé.

 

Questa è la sua seconda partecipazione a NID Platform. Che cosa si aspetta dall’edizione 2017?

Partecipare a NID significa dare alla performance R. OSA la possibilità di una visibilità nazionale e internazionale, per cui spero nella possibilità di tessere nuovi incontri per futuri progetti.

 

Silvia Gribaudi

Vincitrice premio pubblico e giuria GD’A Veneto 2009, selezionata nel 2010 in Aerowaves Dance Across Europe, finalista premio equilibrio nel 2013, Silvia Gribaudi è ospite in numerosi festival nazionali e internazionali tra cui nel 2009 alla Biennale di Venezia e nel 2012 all’Edinburgh Fringe Festival. Crea Performance specifiche su identità e gender (progetto Performing Gender 2014, Performance Museum Reìna Sofìa Madrid and MAMbo Bologna), riflessioni sulla femminilità over 60 (performance di invecchiamento attivo attraverso l’arte della danza dal titolo What age are you acting? prodotta nel progetto Europeo ACT YOUR AGE). Roger Salas scrive di lei su El Paìs: «Silvia Gribaudi es una artista singular que cultiva el feísmo y un humor ácido; su llamativo físico ya va a contracorriente».