Annamaria Ajmone Trigger

«Trigger è un’azione time specific: arriva, si organizza e poi evapora». Conversazione con Annamaria Ajmone

 

Le conversazioni sono le sedici interviste agli autori che saranno a NID Platform e che pubblicheremo da luglio a settembre.
Intervista a cura di Lisa Cadamuro, NID Platform staff 

 

Il suo lavoro, Trigger, fa parte del più ampio progetto Pratiche di abitazione temporanea. Di che cosa si tratta?

Nel 2015 Virgilio Sieni mi invitò alla Biennale College: in quell’occasione concepì un’azione all’interno dello squero di San Trovaso [a Venezia, uno squero è un cantiere dove si creano e si riparano le imbarcazioni tipiche della tradizione N.d.R.]. In seguito, mi trovai spesso a lavorare all’interno di spazi non teatrali. Pratiche di abitazione temporanea è un nome pensato con Giulia Basaglia, che in quel periodo mi aiutava con l’organizzazione del lavoro, per raccogliere una serie di esperienze differenti, un “arcipelago” di azioni coreografiche accomunate da un approccio performativo simile. La danza come percorso a tappe, con luoghi di sosta e dimore temporanee tesi a costruire un tragitto che collega diversi spazi. Questo crea un’inevitabile trasformazione spaziale, temporale e percettiva del luogo prescelto. Direi che non si tratta di un’azione site specif ma time specific: arriva, si organizza e poi evapora.

 

In che modo il luogo influenza la performance, che lei definisce “un sistema mobile”?

Di queste azioni,Trigger è l’unica trasferibile, nata per poter essere riorganizzata in diversi spazi rimanendo sempre riconoscibile: l’unica clausola è che la stanza abbia un minimo di ampiezza tale da contenerla. Quando ho iniziato a immaginare Trigger, sapevo che non sarebbe stato possibile provare, né osservare con attenzione le stanze deputate se non il giorno stesso della performance, che in origine era composta di due pezzi, Trigger side A e Trigger side B. Per questo era anche stato scelto un mixtape di Palm Wine, registrato su due lati: il lato A che era la zona diurna e il lato B che era quella notturna. In quell’occasione, Virgilio Sieni mi aveva invitato a creare un’unica performance per due spazi distinti (Palazzo Pitti e Cango). Mi sono immaginata allora una sorta di kit di sopravvivenza, da riorganizzare in modo differente a seconda del luogo. Il kit è composto di un rettangolo, che ogni volta iscrivo nello spazio, e da una serie di task compositivi. Gli spettatori delimitano il perimetro del rettangolo: si creano quindi due aree, una all’interno del rettangolo e una all’esterno, comunicanti tra di loro in modo tale da poter agire usando totalmente la stanza. Per ogni luogo bisogna però fare un pensiero preliminare sull’illuminazione (prediligo la luce naturale, ma spesso non è possibile) e sul suono, che deve amplificarsi in modo da riempire completamente lo spazio. Infine, a seconda delle due aree che vado a delimitare, devo riorganizzare completamente la struttura coreografica.

 

Qual è la colonna sonora dello spettacolo e come mai questa scelta?

Palm Wine è lo pseudonimo del progetto musicale di Simone Bertuzzi, Hypnomaghia, pubblicato da Musica Moderna. È costruito su flussi decrescenti e pensato come una corsa archeologica che si snoda tra musica da ballo Sud Americana, repertori di field recordings, psichedelia morbida e dub. Ho optato per questa scelta musicale perché avevo bisogno di creare un ambiente sonoro che dolcemente continuasse a mutare, creando un ritmo e una varietà nel paesaggio da attraversare. Come ho già accennato sopra, in origine Trigger si componeva di due azioni consecutive che avvenivano in due spazi differenti. L’utilizzo di una cassetta con due lati, dal giorno alla notte, si legava concettualmente alle due facce della performance.

 

La sua ricerca è molto particolare, perché la partitura coreografica è composta durante lo spettacolo. Che cosa significa e come si svolge il suo lavoro di composizione?

La partitura coreografica è composta di un disegno spaziale, che si rinnova in ogni situazione ma che viene delineato prima di andare in scena, e da una serie di task  con indicazioni di diversa natura tecnica, ritmica e termica. Questi diventano il mio alfabeto nella composizione. Ci sono anche alcuni elementi fissi, che, per esempio, legano a un dato punto nello spazio e a un certo momento musicale una precisa indicazione coreografica. Trigger si compone di elementi tradotti e rielaborati all’istante, zone completamente improvvisate e momenti fissi che mi aiutano a non essere completamente libera, cosa che nell’economia di venti minuti potrebbe essere molto rischiosa e che invece adotto, per esempio, in altri lavori con una durata dilatata, due o tre ore.

 

Che ruolo ha il pubblico, che è disposto ai lati dell’area performativa e condivide lo spazio scenico con la performance?

Mi piace l’idea di poter agire intorno al pubblico, ma a differenza di altre azioni che fanno parte della serie “pratiche” in questo caso ho messo lo spettatore seduto, per creare un limite di movimento: per poter seguire la performance deve organizzarsi, ruotare, cercare, perché non sempre sono visibile a tutti. Gioco molto con la vicinanza, in maniera mai invasiva ma sicuramente “termica”. Ogni spettatore, perciò, ha una visione e credo anche un vissuto differente a seconda di come mi sono mossa nello spazio e anche in relazione alla prossimità o alla distanza che c’è stata.

 

Che cosa si aspetta da questa edizione di NID Platform?

Se devo essere sincera sincera, spero che sia una possibilità per il mio lavoro di essere visto e presentato in diversi contesti.

 

Annamaria Ajmone

Laureata in Lettere moderne, si diploma come danzatrice presso la Scuola di Arte Drammatica Paolo Grassi. È del 2013 [In]Quiete, che vince il premio speciale del PremioEquilibrio 2014.Nel 2015 crea Tiny, vincitore di DnAppunti coreo- grafici 2014 presentato a Dna RomaEuropa Festival e alla Biennale di Venezia. Per la Biennale College Venezia 2015 (direzione di Virgilio Sieni), presenta il progetto site specific Būan. Da questa esperienza nasce Pratiche di abitazione temporanea, serie di azioni costruite in spazi non teatrali. Il progetto ha fatto tappa a Milano (Solo, Fondazione Prada), Firenze (Trigger, Palazzo Pitti e Cango), Parigi (Innesti, Istituto Italiano di Cultura), Los Angeles (De La, Night Gallery), Reggio Emilia (Antala, Musei Civici), Milano (Slide in B, Bonotto Edition). Alla Biennale Danza di Venezia 2016, presenta Imaginary garden with a real tods in them, esito finale della masterclass di Biennale College. Vince il premio Danza&Danza2015 come interprete emergente-contemporaneo.