«Un tentativo di interrompere la meccanicità che avvolge la nostra vita». Conversazione con Mauro Astolfi

Le conversazioni sono sedici interviste agli autori che saranno a NID Platform e che pubblicheremo da luglio a settembre.
Intervista a cura di Lisa Cadamuro – NID Platform staff 

 

Mysterious Engine è una creazione che riflette sulla condizione di non libertà dell’essere umano. Qual è stato lo spunto da cui è partito per sviluppare questo lavoro?

 

Lo spunto parte, come per molti dei miei lavori, dalle “apparenze” che spesso e volentieri caratterizzano le relazioni umane. Parlo di questo “motore misterioso” che tende a liberare se stesso, a voler scoprire, mettere a nudo la non libertà, ormai considerata quasi una “semilibertà”: uno stato dove si sono fatte convergere abitudini, energie, speranze e paure… dal quotidiano alle grandi scelte della vita.

 

Il titolo completo di questo spettacolo è Mysterious Engine…ovvero l’esigenza dell’autentico. Che cosa s’intende per “esigenza dell’autentico” e in che modo ne parla il suo lavoro?

 

L’esigenza dell’autentico è il tentativo di interrompere il flusso di una meccanicità che avvolge inesorabilmente quasi ogni aspetto della nostra vita. Non c’è persona che non si dichiari convinta delle proprie scelte, delle proprie convinzioni e delle proprie idee, ma sempre con l’aiuto di questo “motore misterioso” – che in fondo non è che un barlume di autocoscienza che ogni tanto affiora – scopre talvolta che quello che pensava di sapere non era come credeva. In questo lavoro sono presenti dei momenti dove si cerca di scuotere, di scuotersi, di guardare sotto i vestiti, di cercare un codice, di sovrascrivere un’informazione… uso una personale simbologia gestuale, un piccolo rituale nascosto caratterizzato da alcuni momenti di fuga da quello che si percepisce come realtà: un autentico che spesso altro non è che un enorme stratificazione di abitudini.

 

Mysterious Engine è la prima di due parti. Come prosegue il lavoro nella seconda parte?

 

Nella seconda parte di Mysterious Engine, tuttora in lavorazione, si danno delle risposte: i danzatori mantengono aperto un canale, quello spazio in cui non hanno trovato la loro personale chiave di accesso a un data base di risposte, di soluzioni non convenzionali alle domande che tutti ci poniamo in vita. Altro al momento non posso sinceramente dire…

 

Oltre che coreografo e direttore della compagnia Spellbound Contemporary Ballet, lei è direttore del dipartimento modern contemporaneo del Centro DAF, a Roma, un progetto educativo e formativo per giovani danzatori. Vuole dirci qualcosa di più su questa esperienza e sull’insegnamento oggi in Italia?  

 

Daf è una straordinaria opportunità: lo è anche per me, e anche se all’inizio non immaginavo cosa potesse diventare speravo che questo accadesse… di fatto, a nove anni dall’apertura, è una comunità internazionale, una sorta di “cooperativa creativa” dove artisti italiani e di ogni parte del mondo lavorano con un’assoluta unità di intenti, al fine di favorire uno sviluppo educativo, coscienti di quello che spesso nella formazione e nel perfezionamento dei danzatori viene trascurato. Lo studio quotidiano al Daf, per questi ragazzi provenienti da ogni parte d’Europa, incorpora esperienze e percorsi di artisti in attività, direttori di importanti compagnie così come artisti e coreografi relativamente esordienti, tutti accomunati da una grande capacità e soprattutto da una grande volontà di fare, di comunicare di trasmettere e di condividere…

 

Lei ha fondato Spellbound nel 1994. Com’è cambiata la danza negli ultimi vent’anni?  

 

Ci sono stati sicuramente significativi cambiamenti, nei linguaggi, nelle gestualità, nella coscienza che il corpo dovesse assolutamente esplorare, modificare, rompere il guscio della estrema codificazione che molte scuole e molti maestri importanti del passato avevano  in qualche modo stabilito. Ma per il resto non è cambiato moltissimo. Si fa un uso smodato e bulimico della parola “ricerca ed innovazione” ma spesso – questa la mia personale esperienza – si tratta piuttosto di grandi trip mentali, di sofisticate circonvoluzioni cerebrali. Insomma, si dà una bella rimescolata a una minestra già cucinata decenni or sono. Ma esistono sempre le eccezioni che confermano tutte le regole, il panorama contemporaneo offre sicuramente artisti dotati di grande visione e di reale necessità di tracciare sentieri diversi, anche se mi sento di dire che si tratta di un’assoluta minoranza.

 

Che cosa si aspetta da questa edizione di NID Platform?

 

Mi aspetto una mente pulita in chi guarda e che prevalga la diversità tra tutti gli artisti invitati. E soprattutto spero, ma non me lo aspetto, che non ci sia il bisogno di catalogare, di stabilire e  definire appartenenze di questo o quel coreografo a questa o quella corrente, di guardare senza sapere chi si sta guardando, cosa si sta guardando, ma guardando, semplicemente, vedendo che succede in chi guarda… magari è solo noia, ma che sia almeno una vera noia!

 

Mauro Astolfi

Mauro Astolfi è uno degli autori contemporanei italiani maggiormente rappresentativi. Dopo la lunga permanenza statunitense fonda nel 1994 Spellbound Contemporary Ballet, progetto produttivo che condivide con Valentina Marini, oggi leader sul mercato internazionale nell’ambito della scena contemporanea. Oltre alle numerose produzioni per Spellbound, Astolfi è attivo come coreografo freelance con firme per Kitonb Extreme Theatre Company, Thatreschool di Amsterdam, Balletto di Roma, Szegedi Kortárs Balett in Ungheria, Liepziger Ballet e Gärtnerplatztheater in Germania, River North Chicago Dance Company e Ballet Ex negli Stati Uniti, Arts Umbrella Dance Company e Proartedanza in Canada e prossimamente per Israel Ballet, Magdeburg Ballet in Germania e Compania Nacional de Ballet in Colombia. Dal 2009 è inoltre Direttore del dipartimento modern contemporaneo del Centro D.A.F. a Roma. Dal 2016 è inoltre docente ospite presso la Scuola di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma.