NATALIA ALVAREZ: COMMISSARIA NID PLATFORM 2017

Intervista a cura di Lisa Cadamuro – redazione NID Platform

Natalia Alvarez è la direttrice di Teatros del Canal e del Centro Danza Canal di Madrid. Si è formata in Storia dell’Arte e ha coordinato molti progetti di danza all’interno di musei e spazi espositivi. È uno dei commissari internazionali di NID Platform.

Lei è stata scelta come commissaria di NID Platform 2017. Conosceva questo progetto? Quali pensa che siano i suoi punti di forza?
Sì, lo conosco: un paio d’anni fa ho partecipato come coordinatrice a una tavola rotonda su danza e musei. È molto importante per un Paese avere una piattaforma della danza, sia per dare maggiore visibilità ai suoi artisti, sia per far sapere cosa sta accadendo agli addetti ai lavori degli altri Paesi. Penso che i punti di forza di NID Platform siano le tavole rotonde, gli spazi multipli e il fatto che si svolge sempre in una città diversa.

Secondo lei, esiste una creatività nuova oggi nella danza italiana?
Certamente, c’è un momento di grande creatività oggi in Italia: ci sono coreografi che presentano spettacoli alla Biennale della danza di Lione, che è uno degli appuntamenti più importanti del mondo; ma perché questa nuova creatività si sviluppi, serve un maggiore sostegno da parte delle istituzioni.

Che cosa si aspetta dalle compagnie e dagli spettacoli che si proporranno per NID 2017?
Ciò che mi aspetto è di vedere il nuovo panorama della danza contemporanea in Italia, di scoprire nuovi coreografi e seguire il lavoro di quelli che già conosco. In particolare mi interessa vedere come il contesto sociale e culturale in cui gli artisti sviluppano il loro lavoro influenza il risultato finale del processo creativo.

Quali sono le difficoltà della danza italiana e che cosa farebbe lei per risolverle?
C’è un problema di finanziamento pubblico a causa della crisi e dei tagli alla spesa statale, che pregiudica la possibilità dei teatri nazionali e internazionali di ingaggiare artisti. La danza è un comparto particolarmente vulnerabile, perché il pubblico è meno consolidato e dipende da questo genere di finanziamenti più della prosa o della musica. Una strategia che suggerirei è quella di incoraggiare gli enti locali a inserire la danza nella loro stagione ordinaria, sviluppando campagne di comunicazione mirate ad allargare l’audience e collaborando con gli istituti educativi (scuole e università) per stimolare l’interesse verso la danza tra le nuove generazioni, che saranno il nuovo pubblico.
C’è anche una mancanza di organizzazione. Per quanto ci siano realtà interessanti che lavorano a livello regionale, c’è poca chiarezza su chi fa cosa e insufficiente collaborazione tra di loro: ho la sensazione che manchi un’infrastruttura sostenibile in grado di aiutare gli artisti sul lungo termine nel loro sviluppo.
Infine sembra non esserci molto spazio per la danza nei teatri nazionali italiani; di qui la scarsa conoscenza e visibilità della danza contemporanea per il grande pubblico.

Che cosa consiglierebbe a un giovane coreografo/danzatore italiano?
Lo stesso consiglio che darei a qualsiasi coreografo: crea la tua rete, fatta di persone diverse (professionisti, artisti della tua e di altre discipline, drammaturghi, il tuo pubblico, etc.) che possono stimolare e sostenere in maniera critica il tuo lavoro. E rimani in contatto con il resto del mondo, per sapere ciò che accade oltre i confini del tuo Paese.

NATALIA CASORATI: COMMISSARIA NID PLATFORM 2017

Intervista a cura di Lisa Cadamuro – redazione NID Platform

Natalia Casorati è la direttrice artistica di Mosaico Danza. Cura e coordina diverse rassegne di danza contemporanea a Torino e a livello europeo ed è partner della rete Anticorpi XL. Membro di diverse giurie italiane e internazionali, è commissaria di NID Platform 2017.

Lei è stata scelta come commissaria di NID Platform 2017. Conosceva questo progetto? Quali pensa che siano i suoi punti di forza?
Si lo conosco bene e penso che sia un ottimo progetto, che negli anni è riuscito a evolversi e perfezionarsi offrendo opportunità importanti agli artisti e accrescendo la loro visibilità all’estero.

Secondo lei, esiste una creatività nuova oggi nella danza italiana?
Si, ma è difficile fare una mappa della giovane creatività. Certamente oggi i giovani hanno molte opportunità in più rispetto al passato, penso anche soltanto alle azioni della rete AnticorpiXL, dedicata proprio ai giovani danz’autori. Credo di poter affermare che abbiamo diversi talenti, alcuni più giovani altri meno, che non dobbiamo smettere di monitorare e aiutare a crescere.

Che cosa si aspetta dalle compagnie e dagli spettacoli che si proporranno per NID 2017?
Spero che si riesca a selezionare tutti i generi della danza, come avviene solitamente nelle piattaforme in giro per l’Europa, dando spazio alle compagnie più affermate accanto ai giovani emergenti con un percorso autoriale significativo.

Quali sono le difficoltà della danza italiana e che cosa farebbe lei per risolverle?
Ho letto quanto ha detto Giacomo Cirella in risposta alla stessa domanda e mi sento di sottoscriverlo in pieno: la danza non è ancora considerata alla pari di prosa e musica e i contributi da parte del Ministero, per quanto importanti, non sono abbastanza. Questo pesa molto, soprattutto negli anni della formazione e della crescita.
Quanto alla presenza internazionale della danza italiana, sarebbe importante immaginare una sorta di “travel bursary” per sostenere i viaggi delle compagnie più giovani, per esempio quelle che sono invitate all’estero da almeno tre soggetti internazionali: in molti paesi stranieri per i più giovani funziona così. Questo favorisce la capacità imprenditoriale degli artisti, spingendoli a trovare modalità di autopromozione.

Che cosa consiglierebbe a un giovane coreografo/danzatore italiano?
Di studiare, esercitarsi e formarsi, ma soprattutto di essere curioso. I giovani devono andare a teatro e vedere quanti più spettacoli gli è possibile.

Una delle novità di NID Platform 2017 è la ricerca di un punto di contatto con il pubblico. Esiste un pubblico della danza contemporanea? Se sì, che cosa può offrirgli NID Platform?
Sì, certo, esiste e senz’altro bisogna andargli incontro. Ma è anche vero che il nostro sforzo, come programmatori, deve incontrare un pubblico curioso, che ha voglia di “guardare”, di lasciarsi trasportare senza preoccuparsi troppo di capire e incasellare tutto quello che vede… abbandonandosi all’emozione. Una piattaforma della danza è uno spaccato obiettivo di quello che si produce sul territorio: alcune compagnie – alcuni coreografi – hanno scelto percorsi che si avvicinano a linguaggi più formali, altri più fisici, altri preferiscono indagare strade nuove, rischiando rispetto alla ricerca coreografica. Il nostro compito nei confronti del pubblico è tutelare sempre la qualità del prodotto artistico, rispettando le diverse poetiche.

ANGELA FUMAROLA: COMMISSARIA NID PLATFORM 2017

Intervista a cura di Lisa Cadamuro – Redazione NID Platform

Angela Fumarola è direttrice artistica, con Fabio Masi, di Armunia/Festival Inequilibrio. È uno dei tre membri italiani della Commissione di NID Platform 2017.

Lei è stata scelta come commissaria di NID Platform 2017. Conosceva questo progetto? Quali pensa che siano i suoi punti di forza?
Conoscevo il progetto e penso che sia un’occasione interessante di scambio e di dialogo. Se si vuole ampliare la cultura attorno alla danza è importante che ci siano questi momenti di confronto, ambiti che permettano di lanciare lo sguardo oltre, aggiustando il tiro, se necessario, ma sempre nell’ottica di moltiplicare le opportunità.
I punti di forza di NID Platform sono dati dal fatto che a ogni edizione si verifica lo stato delle cose: i processi che l’intera comunità che si occupa di danza mette in essere, attraverso progetti, azioni, scelte e produzioni, trovano un momento di confronto e di valutazione. Direi che il principale punto di forza è proprio l’atto di riflessione cui NID Platform chiama l’intero settore. L’augurio è che la riflessione ci sia, e che produca sempre trasformazione.

Secondo lei, esiste una creatività nuova oggi nella danza italiana?
Ritengo che ci sia un potenziale molto alto. La creatività nelle nuove generazioni riesce a esprimersi con liberata consapevolezza. Certo, c’è un grande impegno volontario e intuitivo in questa crescita. C’è coraggio e rischio da parte di artisti e operatori e, considerati i mezzi di accompagnamento, direi che la scommessa partita per passione e dedizione qualche anno fa, ha fatto germogliare parte del suo potenziale. Si può fare di più, ma credo che il lavoro di tutti vada nella direzione della ricerca di nuove modalità d’intervento, a cui permettere costante evoluzione, perché la creatività non si disperda ma possa consolidarsi. In questo riconosco il grande impulso dato sul piano nazionale dalla Rete Anticorpi XL.

Che cosa si aspetta dalle compagnie e dagli spettacoli che si proporranno per NID 2017?
Mi aspetto scelte che abbiano senso, verità e coraggio. Mi aspetto autori responsabili che sappiano parlare la lingua del mondo fuori dalla mera rappresentazione, mi aspetto compagnie che sappiano gestire la relazione con lo spazio e con lo sguardo di chi riceve.

Quali sono le difficoltà della danza italiana e che cosa farebbe lei per risolverle?
Decentrerei la formazione e la diffonderei il più possibile, lavorerei non solo per formare danzatori ma anche coreografi. Potenzierei le condizioni per agevolare scambi di esperienze e punti di vista fra attori, danzatori, drammaturghi, registi, compositori e coreografi, esattamente come la rete Anticorpi XL con le sua azioni ha già da tempo intuito. Favorirei la nascita di centri d’incontro dove contaminare e raffinare la poetica dei danzatori attraverso una buona attività formativa. Valorizzerei il ruolo delle Residenze Creative e la loro relazione per amalgamare la cultura della danza al tessuto sociale. Agirei in modo profondo per generare altro potenziale provando a scardinare i parametri e gli obblighi numerici almeno per chi programma i nuovi autori. Incentiverei la cultura della danza fra le persone, nei licei coreutici, e la farei praticare ai bambini senza limiti di genere, come strumento di crescita creativa.

Che cosa consiglierebbe a un giovane coreografo/danzatore italiano?
Di viaggiare, girare il mondo e studiare dentro e fuori le accademie, leggere, andare a teatro e ai concerti, non solo agli spettacoli di danza. Ascoltare musica, andare al cinema, studiare, raffinare il gusto, mescolarsi costantemente con le persone e scoprire, scoprire, scoprire. Gli consiglierei di essere curioso e di non temere l’ignoto, di indagare con il corpo attraverso le tecniche più lontane culturalmente, nulla è inutile. Credo che si debba lavorare in espansione per poter mettere a fuoco la propria visione personale. E poi gli sottolineerei il valore della grazia e dell’umiltà, doti rare e preziose.

Una delle novità di NID Platform 2017 è la ricerca di un punto di contatto con il pubblico. Esiste un pubblico della danza contemporanea? Se sì, che cosa può offrirgli NID Platform?
Esiste un pubblico della danza, certo che sì! Per alcuni spettacoli c’è più pubblico e per altri meno, ma sono molti i fattori che determinano questa variabile. Di certo, non ho dubbi, il pubblico che va a vedere la danza non sceglie solo di andare a vedere qualcosa che accade dal vivo, ma sceglie proprio uno spettacolo di danza e non credo che questo sia un elemento da sottovalutare: il pubblico della danza non segue una trama, sta in un flusso. Sono convinta che questo aspetto chiama gli artisti e gli operatori a una grande responsabilità, perché non c’è un punto d’arrivo, ma una crescita costante, che si nutre di occasioni da cogliere per generare sempre nuove possibilità.
NID Platform offre al pubblico un altro punto di vista. Un concentrato di esperienze diverse, un viaggio, che speriamo lo porti fuori dalle aspettative.

Gordana Vnuk: commissaria NID Platform 2017

Intervista a cura di Lisa Cadamuro – Redazione NID Platform

Gordana Vnuk è la fondatrice e direttrice artistica del festival di nuovo teatro Eurokaz di Zagabria. Drammaturga e studiosa di teatro, è membro della Commissione artistica di NID Platform 2017.

Lei è stata scelta come commissaria di NID Platform 2017. Conosceva questo progetto? Quali pensa che siano i suoi punti di forza?
Sì, conoscevo NID Platform, anche se purtroppo non ho partecipato alle edizioni precedenti. Penso che sia una buona occasione per capire quali sono le tendenze della danza italiana, conoscere le nuove generazioni di coreografi e danzatori e andare oltre i soliti nomi dei circuiti di danza.

Secondo lei, esiste una creatività nuova oggi nella danza italiana?
Non conosco così bene il panorama attuale della danza italiana, perché finora mi sono occupata prevalentemente di teatro. Da un certo punto di vista è un bene, perché questo mi permetterà di avere uno sguardo fresco e senza pregiudizi; inoltre per me è un’opportunità per saperne di più su quali sono stati i risultati più recenti.

Che cosa si aspetta dalle compagnie e dagli spettacoli che si proporranno per NID Platform 2017?
Spero di vedere espressioni artistiche autentiche e originali, che non si limitino a ripetere ciò che ho già visto nel panorama della danza europea negli ultimi decenni. Spero di trovare qualcosa che mi sorprenda, che non ho mai visto prima.

Che cosa consiglierebbe a un giovane coreografo/danzatore italiano?
Sii te stesso. Sii indipendente. Abbi il coraggio di rischiare. Non imitare ciò che fanno gli altri solo perché hanno successo nei circuiti dei festival. Allontanati dagli “stili” che oggi vanno per la maggiore nella danza contemporanea. Dobbiamo tutti quanti rompere le nostre abitudini percettive, aprirci a linguaggi unici e sorprendenti, nel teatro e nella danza.

Una delle novità di NID Platform 2017 è la ricerca di un punto di contatto con il pubblico. Esiste un pubblico della danza contemporanea? Se sì, che cosa può offrirgli NID Platform?
Penso che il pubblico europeo ne abbia già avuto abbastanza della danza contemporanea, che sembra sempre tutta uguale: i numeri in calo quanto a spettatori lo dimostrano. Ciò che venti o trent’anni fa era rivoluzionario e ha aiutato alcuni artisti a emergere sulla scena internazionale ha dato origine a una serie infinita di imitazioni, che rendevano bene nel mercato del teatro e della danza: così, la danza è diventata silenziosa, parla ovunque lo stesso linguaggio, non causa più cortocircuiti nella percezione. Sostenuta dalle tendenze alla globalizzazione e dalle reti, questo tipo di estetica ha causato un’uniformità generale dell’espressione artistica. Tutta l’Europa sta danzando sulla stessa nota, e le voci fuori dal coro sono poche.

Le novità di NID Platform 2017: intervista a Walter Mramor

A cura di Redazione NID Platform

 

Walter Mramor si occupa dal 1978 di spettacolo e manifestazioni culturali a livello nazionale ed internazionale. Formatosi come attore all’Accademia di Recitazione ed Arti Sceniche “Alessandro Fersen” di Roma, all’attività teatrale affianca da subito importanti esperienze nel cinema, oltre che per la televisione e la radio. Nel 1987 costituisce a Gorizia la compagnia a.ArtistiAssociati, che tuttora dirige. Oltre alla sua attività di attore e produttore, Walter Mramor è direttore artistico di tre teatri e di una sala teatrale (Gradisca d’Isonzo, Cormòns e Teatro Comunale Giuseppe Verdi di Gorizia). Attento a tutte le espressioni artistiche, è stato l’ideatore del Circuito Danza della Regione Friuli Venezia Giulia e dal 2009 al 2011 ha guidato il settore Danza di MittelFest, a Cividale del Friuli.

Ogni edizione di NID Platform ha un capofila diverso. Come viene individuato il partner capofila e perché la RTO ha scelto voi per il 2017?

NID Platform è un progetto nato su iniziativa di un gruppo di distributori della danza appartenenti ad ADEP (Associazione Danza Esercizio e Promozione), riunitisi in RTO (Raggruppamento Temporaneo di Operatori) che cercavano uno strumento forte per dare visibilità alla danza italiana che, secondo opinione diffusa nel settore, soffriva di una sorta di “inferiorità” rispetto alle altre arti performative, in particolare le più diffuse teatro e musica. L’idea della piattaforma è stata proposta al Ministero, che l’ha accolta favorevolmente, ne ha condiviso da subito la progettualità e ha messo a disposizione delle risorse economiche per realizzarla. Affinché l’idea potesse avere il respiro internazionale che gli ideatori auspicavano e fosse sostenibile nel tempo, Ministero ed RTO hanno posto quale condizione per la sua realizzabilità la presenza di un partner co-finanziatore.

Il coinvolgimento degli enti locali è stato un pensiero istintivo: ogni membro dell’RTO gestisce una struttura radicata sul proprio territorio, dove coltiva rapporti con i diversi enti pubblici e privati che sostengono la cultura italiana.
L’operatore che vuole ospitare la NID Platform presso la propria regione avvia perciò un dialogo con gli enti locali per capire se ci sono le condizioni e le risorse economiche necessarie. Come a.Artisti Associati abbiamo presentato il progetto già nel 2012 all’allora Assessore alla Cultura della Regione FVG, e abbiamo continuato a parlarne anche con la nuova amministrazione raccontando gli sviluppi e i risultati che il progetto stava intanto raccogliendo dalla sua prima edizione in Puglia. L’Assessore Torrenti ha accolto con entusiasmo l’idea di una NID Platform goriziana, che ben si colloca nel suo programma di rilancio culturale della città di Gorizia – anche grazie allo slancio turistico che è in grado di veicolare – e ha confermato la partnership della Regione FVG per l’edizione 2017.
La proposta di ospitare l’evento a Gorizia è stata accolta favorevolmente dall’RTO, soprattutto in virtù della sua specificità quale città di confine aperta sull’Europa centrale e orientale e quindi valore aggiunto al progetto. Il mandato di realizzare l’edizione 2017 e la formalizzazione del nuovo RTO con capofila a.Artisti Associati sono stati i naturali steps successivi.

Aver reso NID Platform itinerante offre l’opportunità di un coinvolgimento delle diverse città nel progetto. Come si sta preparando Gorizia ad accogliere l’evento? In che modo sarà diverso dalle edizioni precedenti?

Gorizia è una città di confine e questa è la caratteristica che maggiormente la distingue dalle città che hanno ospitato in passato la NID Platform. In più è una piccola città, altro aspetto peculiare rispetto alle più grandi Brescia, Pisa, Lecce e Brindisi. Siamo partiti da questo per progettare l’evento.
L’edizione di Gorizia sarà una grande festa della danza a cui tutta la città prenderà parte. Stiamo lavorando proprio a questo coinvolgimento a tutti i livelli, affinché l’evento non rimanga qualcosa di estraneo al tessuto culturale e sociale cittadino. Abbiamo avviato rapporti con diversi enti e strutture della città e del territorio: Università, associazioni culturali, scuole, enti di promozione territoriale… affinché ognuno abbia una sua parte nel progetto. Vorremmo che attorno a questo evento si creasse una comunità, alla quale possano sentirsi tutti parte, dalle compagnie agli operatori ospiti, agli studenti, al pubblico.

Quali saranno le novità che a.Artisti Associati propone per questa edizione?

Ogni edizione della NID Platform apporta dei miglioramenti che fanno sì che il progetto sia sempre in crescita. Come a.Artisti Associati ereditiamo un format che si è andato affinando negli anni e che grazie all’impegno, la professionalità e la competenza degli organizzatori delle passate edizioni ha ora acquisito una propria identità e una posizione di primo piano nel panorama della danza italiana.
La sua forza, da sempre, è stata quella di ascoltare le esigenze del settore e sviluppare una strategia per provare a rispondere a quelle esigenze. Anche noi siamo partiti da una fase di ascolto, dalla quale sono emerse necessità di maggior visibilità per le compagnie italiane, maggiori contatti tra operatori e compagnie, azioni che garantiscano una continuità tra un’edizione di NID Platform e la successiva. Assieme allo studio di creativi Zeroidee di Udine, che ci affiancherà in tutta la comunicazione del progetto, abbiamo iniziato una riflessione sullo sviluppo di strumenti digitali che possano essere di servizio alla danza italiana. Ne è nata una piattaforma web che raccoglierà tutte le proposte di spettacolo candidate alla NID Platform e che si propone come punto di riferimento principale per il settore. Grazie ad una profonda innovazione informatica del sito, poniamo le basi per una piattaforma digitale stabile, sempre consultabile e con infinite possibilità di implementazioni future: la chiave del suo successo risiederà nella partecipazione attiva delle compagnie e degli artisti. E questa è solo la prima novità, ce ne saranno molte altre che sveleremo nei prossimi mesi.

Pier Giacomo Cirella, commissario NID Platform 2017

Intervista a cura di Lisa Cadamuro – Redazione NID Platform

Pier Giacomo Cirella è stato per molti anni il responsabile del settore danza per ARTEVEN-Circuito Teatrale Regionale del Veneto. Tra i promotori del progetto Anticorpi XL per la Giovane danza d’autore e di NID Platform, dal 2003 al 2010 è stato anche presidente nazionale dell’ADEP-Associazione Danza Esercizio e Promozione e vicepresidente di Federdanza-AGIS.
Pier Giacomo Cirella è membro della Commissione artistica di NID Platform 2017.

Lei è stato scelto come commissario di NID Platform 2017.
Quali pensa che siano i punti di forza di questo progetto?

NID Platform è il progetto per la danza più importante che c’è in Italia. Penso che il suo punto di forza sia offrire la possibilità di vedere in poco tempo tutta la danza italiana e contemporaneamente incontrare operatori e amici italiani e stranieri.

Esiste una creatività nuova oggi nella danza italiana?
Sì certo, ma a singhiozzo. Ci sono ondate di creatività, giovane e non, poi per un po’ sparisce tutto. Credo che questo sia indicativo di uno stato di forma non sano. Molto è dovuto agli alti e bassi del mercato dello spettacolo e alla situazione generale del sostegno pubblico – quello privato, fatte alcune eccezioni, non esiste.

Che cosa si aspetta dalle compagnie e dagli spettacoli che si proporranno per NID 2017?
Emozioni e soprattutto molta danza. Non mi piacciono i “manichini”.

Quali sono le difficoltà della danza italiana e che cosa farebbe lei per risolverle?
La maggiore difficoltà è quella di essere considerata sempre un optional all’interno del settore dello spettacolo: non c’è mai stato un vero riconoscimento ufficiale dell’importanza di questa disciplina che le dia pari dignità nei confronti della prosa e della musica. Il sostegno e i contributi da parte del Ministero in questi anni sono stati importanti, non c’è dubbio e occorre riconoscerlo, ma non è abbastanza, soprattutto per quanto riguarda la fase più importante, quella formativa e di crescita del danzatore o coreografo. Ultimamente ci sono stati, fortunatamente, alcuni progetti in questo senso, che hanno sopperito alla mancanza di un vero sistema di crescita: parlo ovviamente del progetto Anticorpi XL.

Che cosa consiglierebbe a un giovane coreografo o danzatore italiano?
Di studiare tanto e lavorare ancora di più. Di tenere il proprio corpo sempre aggiornato a tutte le possibili implicazioni della danza. Di esercitarsi sempre con maestri e tecnici e di non precludersi niente in ambito di studio. Tutto serve per crescere con una propria personalità e uno stile che ti contraddistingua e ti faccia sentire realizzato. Anche per fare i “manichini” – nel senso in cui l’ho inteso poco fa – occorre un corpo allenato e tonico.

Una delle novità di NID Platform 2017 è la ricerca di un punto di contatto con il pubblico. Esiste un pubblico della danza contemporanea? Se sì, che cosa può offrirgli NID Platform?
Il pubblico c’è e va aiutato, non lasciato in balia di progetti senza senso. Credo che molti – me compreso – sottovalutino il pubblico, molto più formato e sensibile di quello che si pensa.
Il pubblico riconosce la qualità, anche se non comprende subito quello che vede e la qualità non dipende solo dalla profondità del soggetto/oggetto della coreografia, ma da tutti i componenti dello spettacolo, compreso il movimento, che deve essere perfetto nella sua imperfezione.
Se il pubblico non viene a teatro è perché è rimasto deluso. E la presentazione di un esperto non basta, occorre un lento processo di avvicinamento e di condivisione, rivolto a tutti indistintamente, perché non può esistere un lavoro o una coreografia che non si relazioni con il pubblico e non tenga presente che il destinatario finale è proprio il pubblico. Se non si parte da questo presupposto, la danza contemporanea non ha ragione di esistere.