(RE)think
dance.

NID New Italian Dance Platform
Reggio Emilia 10-13 October 2019

NID Platform

Avalanche 

Teatro Ariosto - Corso Cairoli 1, Reggio Emilia - sabato 12 ottobre, ore 15.00

Durata: 55 minuti

Coreografia di: Marco D'Agostin

Interpreti:

Marco D’Agostin e Teresa Silva

Altri crediti:

Suono: Pablo Esbert Lilienfeld, Luci: Abigail Fowler, Movement coach: Marta Ciappina, Vocal coach: Melanie Pappenheim, Direzione tecnica: Paolo Tizianel, Cura e Promozione: Marco Villari, Coprodotto da: Rencontres Choréographiques Internationales de Seine-Saint-Denis, VAN, Marche Teatro, CCN de Nantes, Con il supporto di: O Espaco do Tempo, Centrale Fies, PACT Zollverein, CSC/OperaEstate Festival, Tanzhaus Zurich, Sala Hiroshima, ResiDance XL

Spettacolo

“Noi non siamo stati i primi a vedere la polvere dell’Asia Minore d’estate, le sue pietre roventi, le isole profumate di sale e di aromi, il cielo e il mare di un azzurro implacabile. Tutto è già stato provato e sperimentato mille volte, ma spesso senza essere detto, oppure le parole che lo dicevano sono andate disperse o, se sono rimaste, esse sono inintelligibili e non ci commuovono più. Come nuvole nel cielo vuoto, noi ci formiamo e ci disperiamo su quel fondo di oblio”. (M. Yourcenar, Archivi del nord)

In Avalanche i protagonisti sono due esseri umani che vengono osservati da un occhio ciclopico, come fossero polveri antiche conservate in un blocco di ghiaccio. All’alba di un nuovo pianeta, sono Atlanti che camminano portando sulle spalle il peso della loro millenaria tristezza. Tutto ciò che non è sopravvissuto continua ad agire, invisibile, su tutto quello che invece è rimasto e che viene rievocato come regola, collezione, elenco di possibilità. La danza si pone in una costante tensione verso l’infinito dell’enumerazione, alla ricerca accanita di un esito, di una risoluzione, interrogando la questione del limite e dunque, in ultima istanza, della fine.

Gli occhi socchiusi, per proteggere lo sguardo dalla luce accecante di un colore mai visto, afferrano l’abbaglio di un’estrema possibilità: una terra di sabbia e semi sulla quale qualcuno imparerà nuovamente a muoversi, dopo che anche l’ultimo archivio sarà andato distrutto.

Coreografo

Marco D’Agostin è attivo nel campo della danza e della performance. Tra gli altri, è stato interprete per Claudia Castellucci, Alessandro Sciarroni, Liz Santoro, Sotterraneo. 
Dal 2010 ha sviluppato la propria ricerca come coreografo ospite in numerosi progetti internazionali (ChoreoRoam Europe, Act Your Age, Triptych). Ha presentato i propri lavori in molti dei principali festival italiani ed europei (Santarcangelo, Romaeuropa, VIE, Torinodanza, OperaEstate, Rencontres Chorégraphiques e Théatre de La Ville a Parigi, Les Brigitines a Bruxelles, The Place Theatre a Londra, Sala Hiroshima a Barcellona, ecc.). 
Ha vinto il Premio Gd’A Veneto 2010, la Segnalazione Speciale al Premio Scenario 2011, il Premio Prospettiva Danza 2012, il Teatro Libero di Palermo Prize al BEFestival e il 2° premio al concorso (Re) connaissance di Grénoble nel 2017 per “Everything is ok”. È stato per due volte tra le Priority Company di Aerowaves e nel 2018 ha vinto il Premio UBU come miglior performer under 35. 

Compagnia

VAN è un organismo di produzione della danza sostenuto dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e dalla Regione Emilia Romagna. Sostiene, produce e distribuisce gli spettacoli e i progetti di 8 coreografi: i fondatori Marco D’Agostin, Francesca Foscarini e Giorgia Ohanesian Nardin assieme a Andrea Costanzo Martini, Camilla Monga, Irene Russolillo, Enrico Ticconi e Ginevra Panzetti, Davide Valrosso. Tutte/i le/gli artiste/i VAN condividono la generazione d’appartenenza, lo slancio verso il rinnovamento del linguaggio e la contaminazione dei processi creativi, il posizionamento in un panorama di circuitazione internazionale. 
VAN, parola che alludendo a un mezzo di trasporto suggerisce un atteggiamento nomadico, è nata nel 2013 nel desiderio di creare un soggetto che proteggesse i percorsi autoriali individuali offrendo un sostegno concreto alla ricerca, alla produzione, alla formazione. Oggi VAN ha abbracciato la propria vocazione orizzontale e opera cercando di ridefinire i metodi di lavoro e di riscrivere i termini etici entro i quali 8 coreografi, sul finire del secondo deceannio degli anni 2000, decidono di unire forze, pensieri e strategie. Per questa ragione VAN è promotrice di attività che si pongono a latere dei processi di lavoro individuali e che si aprono a tutto il sistema della danza in Italia: think tank, progetti di ricerca sull’archiviazione delle pratiche corporee, creazione di manifesti per la sostenibilità etica. 

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