(RE)think
dance.

NID New Italian Dance Platform
Reggio Emilia 10-13 October 2019

NID Platform

Elegìa (o delle cose perdute) – Open Studios

Fonderia - Via della Costituzione 39, Reggio Emilia - venerdì 11 ottobre e sabato 12 ottobre, dalle ore 9.45

Durata: 20 minuti

Coreografia di: Stefano Mazzotta

Interpreti:
Altri crediti:

(Cast e crediti preliminari)
Progetto e coreografia Stefano Mazzotta, Drammaturgia e collaborazione all’allestimento: Anthony Mathieu, Creato con e interpretato da: Amina Amici, Lucrezia Maimone, Simone Zambelli, Damien Camunez, Manuel Martin, Miriam Cinieri, Gabriel Beddoes, Partner/Coproduttori/Residenze: Produzione: Zerogrammi, Coproduzione: La meme balle – Avignon (Fr), Tersicorea T Off (It), In collaborazione con: CASA LUFT, Con il contributo di: Interconnessioni/Tersicorea T Off, PERIFERIE ARTISTICHE – Centro di Residenza Multidisciplinare della Regione Lazio – Supercinema / Tuscania, Con il sostegno di: Regione Piemonte, MIBAC – Ministero per i beni e le Attività Culturali, Residenze: Progetto Centro di Residenza Direzioni Altre (Tuscania, VT), Interconnessioni (Cagliari), CASA LUFT, sede della compagnia (Torino, It), La Nave Del Duende (Spagna).

Spettacolo

Il progetto coreografico Elegìa (o delle cose perdute) s’ispira ad un corollario di letture di matrice prevalentemente esistenzialista e introspettiva, cui giungiamo al termine di un ciclo produttivo di cui fanno parte Alcesti (opera del più umanista tra i tragediografi greci) e Don Quijote (interrogazione interiore di un eroe misconosciuto). Tra le opere letterarie da cui il progetto trae ispirazione emergono in particolare tre salienze: la Trilogia degli Antenati di Italo Calvino, La Nausea di Jean-Paul Sartre e I Poveri di Raul Brandao. Il paesaggio evocato da questi riferimenti letterari, in bilico tra crudo, aspro, onirico e illusorio, ha la forma della nostalgia, della memoria come materia che fonda la traccia delle nostre radici e identità e, al contempo, la separazione da esse e il sentimento di Esilio morale che ne scaturisce: sogno di ritorni impossibili, rabbia di fronte al tempo che annienta, commiato da ciò che è perduto e che ha scandito la mappa del nostro viaggio interiore. Un cast misto tra danzatori, acrobati, performer indaga il topos dell’Esilio ed esplora, oltre il suo significato meramente geografico, la condizione morale che riguarda chiunque possa sentirsi estraneo al mondo in cui vive, collocandolo in uno stato di sospensione tra passato e futuro, speranza e nostalgia. Il desiderio che la nostalgia reca in sé non è tanto il desiderio di un’eternità immobile ma di genesi sempre nuove e di un luogo che resta, un luogo dove essa si anima di una rinascita che è materia viva, e aiuta a resistere, a durare, a cambiare. Un luogo dove si può andare senza mai arrivare, continuamente, all’infinito, il “finibus terrae” dove tutte le cose perdute vanno a finire. 

Nato tra febbraio e aprile 2019 a Torino, nell’estate dello stesso anno il progetto si sviluppa con due residenze a Progetto Centro di Residenza Direzioni Altre (Tuscania) e Interconnessioni (Cagliari), per tornare poi a Torino per gli allestimenti finali, in previsione di una residenza tecnica a La Nave del Duende in Spagna e successivamente debuttare.

Coreografo

Stefano Mazzotta, coreografo, si è diplomato presso la Civica Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi nel 2000. Dopo aver lavorato con registi e coreografi tra cui Luca Veggetti, Giorgio Marini, Ismael Ivo, Monica Casadei e Avi Kaiser, nel 2005 fonda la compagnia Zerogrammi, con cui avvia un percorso autoriale frutto della contaminazione tra danza e teatro di movimento. Da tale mistura deriva un segno coreografico fluido ed evocativo spezzato solo da forme e segni provenienti dal ricco vocabolario della gestualità quotidiana, la cui prima istanza è una leggerezza comunicativa di calviniana ispirazione. Ha diretto produzioni in collaborazione con Festival e Teatri in Italia, Portogallo, Francia, Russia, Singapore, Olanda, Germania e ottenuto riconoscimenti quali la prestigiosa Golden Mask Russa nel 2012, Giocateatro 2009, Danz’è 2008, Premio Hystrio 2013. È attualmente direttore artistico di CASA LUFT, sede della compagnia e spazio di coworking artistico e formazione professionale.

Compagnia

Quella di Zerogrammi è una danza di piccoli gesti quotidiani, di dettagli minimi, invisibili, imperfetti che rivelano, pur nella loro inconsistenza, gli aspetti più profondi dell’essere umano. La costruzione del movimento è il frutto di osservazione, distorsione e ripetizione al limite del grottesco dei tratti più fragili, assurdi e contraddittori di ogni personaggio portato in scena: un piccolo tic, un sussulto, un’incertezza, una distrazione sono il punto di partenza di una narrazione essenziale e d’immediata comprensione che ama sovvertire i significati, creare inediti punti di vista e suggerire allo spettatore nuove logiche del pensiero. L’articolato viaggio di scoperta che conduce alla creazione giunge al lavoro compositivo passando attraverso l’esperienza di linguaggi e luoghi sovente trasversali all’ambito artistico, per restituire al lavoro creativo nuovi segni, nuovi significati e un bagaglio esperienziale che è lo strumento essenziale con cui Zerogrammi torna alla costruzione del proprio lavoro, rinnovandone il senso e l’urgenza. L’azione fisica, la danza diventa incontro tra il corpo proprio (la sua forma) e il corpo, la forma, del mondo, oggetto di accoglienza e responsabilità condivisa tra narratore e osservatore. È lingua, coscienza, percezione, pensiero. È gesto offerto, povero e periferico, capace di rinominare le cose.

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