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dance.

NID New Italian Dance Platform
Reggio Emilia 10-13 October 2019

NID Platform

Lost in – “O” – La stella nascosta

Teatro Cavallerizza - Viale Antonio Allegri 8/a, Reggio Emilia - venerdì 11 ottobre, ore 15.00

Durata: 90 minuti

Coreografia di: Philippe Kratz / Saul Daniele Ardillo

Interpreti:

Lost in Damiano Artale, Ina Lesnakowski, Grace Lyell, Ivana Mastroviti, Roberto Tedesco

“O” Philippe Kratz e Ivana Mastroviti

La stella nascosta Fabrizio Di Franco, Matilde Gherardi, Federica Lamonaca, Giuseppe Morello

Altri crediti:

 

Lost in Scene: Jorge R. Pombo da sue opere originali, Musica: Fryderyk Chopin, Sound design: Alessandro Grisendi, Costumi: Lazzaro Mussini, Luci: Carlo Cerri.
“O” Musica: Mark Pritchard e The Field, Costumi: Francesca Messori, Luci: Carlo Cerri.
La stella nascosta Drammaturgo: Simone Giorgi, Musica: Franz Schubert, Elaborazioni musicali: Alessandro Grisendi, Consulente musicale: Roberta De Piccoli, Costumi: Lazzaro Mussini, Luci: Carlo Cerri, Coproduzione: Accademia Perduta | Romagna Teatri, In Collaborazione con: Ater | Circuito, Regionale Multidisciplinare, Cinema Teatro Boiardo e Comune di Scandiano (Re), Partner di progetto: Reggio Children, Istituzione Scuole e Nidi d’infanzia.
Produzione: Fondazione Nazionale della Danza / Aterballetto

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Spettacolo

Lost in di Saul Daniele Ardillo 

Un palcoscenico può presentarsi come una sorta di mappa ideale, nella quale il danzatore cerca i propri itinerari, si ferma in attesa – come fosse in una città sconosciuta -, oppure si lancia con sicurezza lungo linee che gli appartengono nella costruzione del suo viaggio. Saul Daniele Ardillo è partito da mappe di grandi città, posizionate per terra, sulle quali i cinque danzatori di Aterballetto hanno costruito la prima versione dello spettacolo, un site specific di grande forza emotiva andato in scena a Palazzo da Mosto di Reggio Emilia nell’autunno del 2018, con il titolo Maps 1:610, allusione alla scala utilizzata. Era l’inizio della collaborazione e della complicità con Jorge R. Pombo, pittore catalano che ha messo a disposizione le sue grandi “mappe”, tratte da Google, di città del suo cuore. La forza metaforica di quest’idea è cresciuta nei mesi successivi e Ardillo ha trasformato sempre più le mappe in una dimensione mentale con la quale ci troviamo tante volte a convivere. La sensazione di perdersi, magari proprio nei luoghi o nelle relazioni che conosciamo meglio, oppure il bisogno di rifugiarsi in una piccola zona di confort, sfuggendo le asperità vere o supposte di un viaggio. E ora le mappe sono diventate un riferimento visivo e pittorico, per uno spazio scenico frontale e teatrale, nel quale ciascuno dei danzatori compie il proprio viaggio, a volte perso in una apparente gabbia, a volta lanciato nuovamente alla ricerca dell’incontro. Ogni sfumatura si amplifica, anche nella ripetizione di gesti, che racconta come spesso ci si ritrovi chiusi in luoghi che conosciamo benissimo ma che ci fanno comunque perdere e ci spingono a reiterare gli stessi percorsi. 

Lost in è lo sviluppo di un’idea sulla quale Saul Daniele Ardillo ha lavorato per più di un anno, una creazione che emerge nitidamente da un ribollire di emozioni, e che ci disegna davanti agli occhi la funzione forse più straordinaria dell’arte: aiutarci ad abitare, anche letteralmente, i nostri spazi vitali, offrendoli ad una visione distaccata e profonda, che lasci emergere quella bellezza che pare perduta. Come la musica per pianoforte si fa strada tra suoni urbani e interferenze elettroniche. 

“O” di Philippe Kratz

L’idea alla base di “O” è l’eternità; e come raggiungerla è l’obiettivo finale dell’umanità. Come nell’estate del 2017 a Hong Kong, quando per la prima volta due robot umanoidi hanno interagito l’uno con l’altro. È diventato chiaro a tutti che un futuro in cui l’intera conoscenza umana viene trasmessa da materiale inorganico comunicante, è a portata di mano.

In “O” due esseri umani – o forse due robot – celebrano questo avvenimento in uno stato di trascendenza e realizzazione emotiva, muovendosi insieme al ritmo infinito dei loro cuori inarrestabili. Ma rimane al tempo stesso sospesa una sensazione diversa, illusoria, riassunta dal computer dell’astronave Hal nel film “2001: Odissea nello spazio” di Stanley Kubrick: “So di aver preso alcune decisioni molto scarse di recente, ma posso darti la mia completa assicurazione che il mio lavoro tornerà alla normalità. Ho ancora il massimo entusiasmo e fiducia nella missione. E voglio aiutarti.”

La stella nascosta di Saul Daniele Ardillo 

“Creare uno spettacolo per bambini oggi è un gesto di responsabilità che comporta un obbligo: guardare dentro un presente che non conosciamo davvero. Se la cultura deve contribuire al futuro, allora bisogna prima penetrare il nostro tempo, e offrire al bambino che ci guarda con provvisoria fiducia non solo una lettura sincera, ma qualche emozione e piccole tracce per andare al di sotto del quotidiano più invadente. Ed è la bellezza quella scoperta che un team di pedagogisti, scienziati, artisti e sociologi ha provato a cercare, nascosta tra le pieghe dei cliché, offuscata dalle paure, dissolta dalla violenza. Offrendo qualche intuizione e un tema agli artisti incaricati di costruire uno spettacolo di danza per bambini. Con questi obiettivi è nato nella primavera del 2018 “Costruzione del futuro”, un processo di ricerca condiviso da Fondazione Nazionale della Danza, Accademia Perduta e Reggio Children. Un processo nel quale lo spettacolo nasce con i bambini, prima di iniziare il suo viaggio verso i bambini. Bambini non più solo spettatori quindi, ma complici del processo creativo.” (Gigi Cristoforetti)

“Sottrazione intesa come eliminazione del “superfluo”, di tutto quello che copre e protegge l’intima bellezza. Stereotipi, aspettative, influenza dei mass media, paura di non piacere, voglia di essere accettati: sono tanti i motivi che spingono a proteggersi, a schermare la propria essenza. Ma è proprio in ciò che davvero siamo, in ciò che a volte ci sembra un’imperfezione, in quel mistero che è l’essere umano che risiede la vera bellezza: senza intimità non si arriverà mai a scoprire ciò che di veramente bello ognuno di noi nasconde in sé. Ricostruzione intesa come riconoscimento di quelle parti stratificate che impediscono di scorgere l’unicità di ogni persona, quindi decostruzione e ripetizione per trovare attraverso innumerevoli adattamenti la giusta “chiave” per accedere all’intima bellezza, alla verità. La naturalezza non è spontaneità, o meglio ancora la spontaneità, l’intima aderenza ai nostri sentimenti, non è un dato di fatto ma una conquista che richiede lavoro, tempo, pazienza, perseveranza. Provare, fallire, provare ancora, fallire meglio. A partire da queste suggestioni, inizia il lungo viaggio de “La stella nascosta”.” (Saul Daniele Ardillo, Simone Giorgi).

Hanno contribuito al processo di ricerca “Costruzione del futuro”: Daniele Francesconi festivalfilosofia, Elena Maccaferri Reggio Children, Elena Pasetti PInAC, Filomena Carrillo Maestri di Strada, Francesca Dabrassi psicologa, Ilaria Rodella Ludosofici, Leonardo Sangiorgi e Fernanda Menendez Studio Azzurro, Lorella Trancossi Reggio Children, Martina Ardizzi neuroscienziata – Università di Parma, Matteo Zattoni L’orecchio di Dioniso, Nello Ferrieri Cinemovel, Oscar Dominguez scultore, Renata Molinari drammaturga e Sara de Poi Reggio Children.

Coreografo

Saul Daniele Ardillo
Nato a Carbonara (Bari) nel 1988, ha iniziato i suoi studi di danza all’età di 13 anni. Nel 2002 ha vinto il primo premio al concorso Bari Danza e l’anno successivo ha ottenuto la borsa di studio presso la scuola del Balletto di Toscana di Firenze diretta da Cristina Bozzolini. Nell’anno 2004 è entrato a far parte della Formazione Professionale della compagnia giovanile del Junior Balletto di Toscana dove danza in coreografie di F. Monteverde, E. Scigliano, A. Colandrea, A. Benedetti, M. Astolfi.
Dal settembre 2007 fa parte della Compagnia Aterballetto. Per la Compagnia ha creato: nel 2010 Esclusa in casa mia e nel 2011 sussURLANDOmi, che ha vinto il Premio Siae del Festival di Spoleto; nel 2012 Attendere prego, nel 2014 Games, nel 2015 B O R N, nel 2016 Impersonal deep, nel 2017 Adam e nel 2018 la sua coreografia Notturni per Ina Lesnakowski è all’interno del progetto di danza e fotografia In/Finito.

Philippe Kratz
Nato a Leverkusen (Germania) nel 1985, dopo le prime esperienze sul palco per il progetto di teatrodanza “Bühnenkunst” (direzione Suheyla Ferwer), nel 2002 ha iniziato a studiare danza classica e contemporanea alla École supérieure de danse du Québec, Montréal, sotto la direzione di Didier Chirpaz. Da quell’anno ha proseguito gli studi alla Scuola Statale di Balletto di Berlino, sotto la direzione di Gregor Seyffert con insegnanti quali Harry Müller, Udo Kersten e Tamar Ben-Ami, dove ha ottenuto il diploma di maturità e il diploma di ballerino professionista ballando per Robert North e Marguerite Donlon. Dal 2006 al 2008 ha danzato come solista per il Ballett Dortmund sotto la direzione di Xin Pen Wang, interpretando coreografie oltre che di Xin Pen Wang, di George Balanchine e Mauro Bigonzetti.
Dall’agosto 2008 entra a far parte di Aterballetto. Per la compagnia ha creato nel 2012 Lettres d’amour, nel 2013 SPRING, nel 2014 SENTieri e nel 2015 L’eco dell’acqua e il passo a due #hybrid. Nel 2017 ha creato Phoenix e nel 2018 Purple Usurper per Arianna Kob, per il progetto di danza e fotografia In/Finito. Nel 2016 è stato invitato da Manuel Legris, direttore del corpo di ballo dell’Opera di Vienna, a rimontare un estratto da SENTieri per il Gala Nureyev. Philippe Kratz è “Member of the stARTacademy of the Bayer Arts & Culture”.

Compagnia

La Fondazione Nazionale della Danza / Aterballetto, nata nel 2003 con soci fondatori la Regione Emilia-Romagna e il Comune di Reggio Emilia, è l’unico centro di produzione di natura totalmente pubblica. La sua attività principale di produzione e distribuzione di spettacoli di danza avviene attraverso il marchio Aterballetto, la principale compagnia in Italia e la prima realtà stabile al di fuori delle Fondazioni Liriche. L’obiettivo di fondo della fondazione è interpretare durante il triennio 2018-2020 una politica culturale e non solo una missione artistica, per rispondere agli investimenti del Mibac, della Regione Emilia-Romagna e del Comune di Reggio Emilia con una visione strategica sul piano territoriale, nazionale e internazionale; per dare vita ad un’istituzione nuova, capace di assumere funzioni di promozione e sviluppo della danza nel Paese, e di proiettare l’immagine della danza italiana con i suoi artisti sul piano internazionale. La politica culturale che la Fondazione persegue a ogni livello è quella dell’integrazione e della collaborazione, così da elaborare piattaforme progettuali sulle quali far salire compagni di strada: tanto realtà legate alla danza quanto al teatro, all’arte, alla musica o alla produzione di pensiero sociale. Dal 2015 la Fondazione Nazionale della Danza ha assunto il profilo di Centro di Produzione della Danza, aprendosi a residenze artistiche, spettacoli di compagnie italiane e internazionali e collaborazioni sul piano formativo.
Con Gigi Cristoforetti, a cui è stata affidata la direzione da settembre 2017, la Fondazione Nazionale della Danza ha intrapreso un nuovo corso con una rinnovata dinamica progettuale, intendendo produrre spettacoli appartenenti a universi artistici e coreografici diversi tra loro, rivolti a pubblici differenti e adatti di volta in volta a spazi teatrali di ogni sorta. Mantenendo e sviluppando il peso artistico che le è riconosciuto, la Fondazione Nazionale della Danza intende rivolgersi al panorama nazionale e a quello internazionale, stimolare la diffusione nel nostro Paese di una cultura della danza, e favorire un maggiore irraggiamento della danza italiana all’estero.

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