EPIPHANĪA. MI RENDO MANIFESTA

di Michele Abbondanza e Antonella Bertoni 

ideazione, scena e costumi Antonella Bertoni 

con Sara Cavalieri, Valentina Dal Mas, Ludovica Messina Poerio 

musiche originali Sergio Beercock 

disegno luci Alessio Guerra 

direzione tecnica Claudio Modugno 

assistente alla creazione Eleonora Chiocchini 

sartoria Manuela Gober 
organizzazione, strategia e sviluppo Dalia Macii 
amministrazione e produzione esecutiva Francesca Leonelli 
comunicazione Erika Parise 
ufficio stampa Marilù Ursi 
produzione Compagnia Abbondanza/Bertoni 
 
un ringraziamento particolare a Danio Manfredini 
ringraziamo inoltre Andrea Palamidese 

durata 65 min 

Sinossi

Continuiamo a volgere l’attenzione al femminile, al bagaglio di contraddizioni che ancora porta con sé e alla persistenza dell’eredità culturale. Sia ostacolo che strumento, quasi sempre un pregiudizio, il corpo della donna viene prima di lei: dobbiamo fare i conti con il nostro corpo negoziando tra necessità e desideri. Da qui siamo partiti, mossi dal dubbio che nel suo apparire e quindi essere e vivere, una donna è prima di tutto una bocca, due gambe, i suoi glutei…alla rincorsa di un ideale che la fa sentire come un insieme di pezzi, imperfetti. 

Michele Abbondanza e Antonella Bertoni

Compagnia Abbondanza Bertoni

Dall’esperienza newyorkese nella scuola di Alwin Nikolais agli studi francesi con Dominique Dupuy, attraverso le improvvisazioni ‘poetiche’ di Carolyn Carlson, lo studio e la pratica dello zen, Michele Abbondanza (co-fondatore del gruppo Sosta Palmizi e docente alla Scuola di Teatro del Piccolo di Milano) e Antonella Bertoni fondano la Compagnia Abbondanza/Bertoni riconosciuta come una delle realtà artistiche più prolifiche del panorama italiano per le loro creazioni, per l’attività formativa e pedagogica e per la diffusione del teatro danza contemporaneo. «Contrapponiamo l’analogia-metafora all’illustrazione, più per associazione che descrizione. Vaghiamo nella penombra delle forme e dei movimenti che ci circondano, cercando nel riprodurli quella vibrazione “vivente” che in genere nascondono: forme che gli esseri e le cose non fanno normalmente apparire. Così ogni creazione può diventare il tentativo di far cristallizzare attorno a una passione quelle sagome intraviste. Diamo forma alle visioni che ci agitano come qualcosa di urgente da dire. La coscienza di una direzione, ammesso che ce ne sia solo una, ci porta a credere di avvicinarci sempre più a una “sintesi”, con l’attenzione che ciò non si traduca solo in sottrazione, ma anche in esposizione dello stretto necessario. Setacciare il territorio fisico, del cuore e del pensiero, vedere e far vedere le azioni che tracciano i percorsi del vivere».