CODEDUOMO ETS
GOOD VIBES ONLY (the great effort)
concept e performance Francesca Santamaria
con la partecipazione di Juan Claudio Averoff Rico aka Ramingo
collaborazione drammaturgica Pietro Angelini
drammaturgia sonora e live set Ramingo
luci Fabrizio Cicero
styling Elena Luca
costume design Vittorio Gargiuolo
direzione tecnica Giovanni Di Capua
movement coaching Beatrice Pozzi
Collaborazione progettuale Rossella Piazzese
produzione CODEDUOMO ETS / Perypezye Urbane ETS
in coproduzione con Romaeuropa Festival
in collaborazione con TIR Danza
con il sostegno di Operaestate Festival Veneto, ATCL/Spazio Rossellini, Centro di Residenza della Toscana (Fondazione Armunia – CapoTrave/Kilowatt)
con il supporto di Fondazione Teatro Comunale Città di Vicenza / Danza in Rete, Incubatore per futur_ coreograf_ CIMD artistic residency DAS – Dispositivo Arti Sperimentali, Fondazione Armunia, Fondazione Teatro Comunale Città di Vicenza, Live Arts Cultures
residenza produttiva Carrozzerie| n.o.t, Ferrara Off Teatro
si ringrazia Balletto di Roma
durata 40 min
Sinossi
GOOD VIBES ONLY (the great effort) è un infinite scrolling agito e subìto da un essere umano inevitabilmente performer. È lo scorrere costante di informazioni su un unico corpo, un campo di battaglia tra viscerale e virtuale, tra matericità della carne e fluidità dei dati. È l’emersione imprevista della componente umana, del “non-performativo”, che si rivela negli interstizi del congegno coreografico.
Cosa accade se l’intero flusso di informazioni che quotidianamente attraversiamo viene riversato, senza tregua, su un solo corpo? Se un’unica individualità dovesse vestire e incarnare gli standard dettati dalla costante interconnessione e dalla sovra-performatività del presente? I materiali coreografici si susseguono senza sosta, selezionati live da un archivio di trend e tormentoni: danze virali, frammenti iconici e sequenze social divenute simbolo di una cultura visuale condivisa. La stratificazione incessante di tali contenuti genera un corpo-catalogo instabile, una superficie che scrolla e viene scrollata, che assorbe e riflette le dinamiche della rappresentazione dominante. Quest’ultima è veicolata da un’entità panottica e algoritmica che controlla la performer, su cui si riversano ininterrotte richieste di conformità e performance.
Secondo capitolo di una trilogia dedicata allo scrolling, il progetto converte un gesto quotidiano in lente d’ingrandimento per esplorare le voragini etiche, politiche e sociali del ventunesimo secolo.